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   Intervista


Cossiga: Prodi inventò una baggianata

Molti di voi, in queste ore concitate che hanno fatto seguito all'intervista a Paolo Guzzanti e alla mia lettera aperta a Romano Prodi, mi hanno chiesto di intervistare Francesco Cossiga sulla vicenda Moro-via Gradoli-seduta spiritica. Io ho eseguito i vostri ordini, ho telefonato al presidente emerito della Repubblica per averlo davanti alle telecamere di Nessuno Tv per un "Contro Adinolfi". Impossibilitato per precedenti impegni, ha voluto però rispondere comunque alle mie domande. Queste sue parole sono per voi. Contengono enormi novità: l'allora ministro dell'Interno sostiene che alla cosiddetta seduta spiritica era presente Beniamino Andreatta (particolare sempre negato dagli interessati), che l'informatore del gruppo bolognese era un professore universitario gravitante attorno all'area di Autonomia operaia, che Prodi temeva rappresaglie brigatiste e per questo inventò questa "onesta baggianata", che il Pci aveva rapporti con la Cia. Leggete il testuale e mi saprete dire.

Presidente Cossiga, lei ha scritto ieri testualmente: "Ben sempre ho compreso la prudenza timorosa del Prof. Romano Prodi, dei partecipanti alla “seduta spiritica” e dell’informatore che ad essa prese parte". Chi era quell'informatore?

Non lo so. Di certo qualcuno appartenente all'area dell'eversione tra Autonomia Operaia e Potere Operaio. Dicono fosse un professore universitario.

 

Alla cosiddetta "seduta spiritica" del 2 aprile 1978 partecipò anche Beniamino Andreatta?

Non partecipò propriamente alla "seduta spiritica", ma era presente. Seduto su una poltrona di fianco al tavolo dove girò il piattino.

 

Come andò?

E' semplice. Un brigatista rosso, che chiameremo "la fonte", indicò all'informatore la parola "Gradoli" o "via Gradoli". L'informatore ne parlò ad Andreatta e probabilmente a Prodi. Tutti insieme, decisero di trovare un modo per far uscire questa informazione senza trovarsi a dover indicare i nomi di fonte o informatore. E allora misero in scena la seduta spiritica.

 

Quindi la seduta si tenne davvero il 2 aprile 1978 a casa di Alberto Clo?

Sì, si tenne davvero. Ma molti di coloro che vi partecipavano sapevano che era una messa in scena. Di certo lo sapeva il professor Prodi.

 

Perché fece questa che lei chiama la "messa in scena"?

Perché doveva guardarsi il culo e non gli dò torto. Non aveva il coraggio di Guido Rossa, comunista. Di Walter Tobagi, socialista. Di Carlo Casalegno, liberalrepubblicano. Diciamo che quella prodiana non è proprio la scuola migliore per il coraggio.

 

Prodi aveva paura di una rappresaglia?

Sì, quelli uccidevano. E allora Prodi si inventò l'onesta baggianata della seduta spiritica.

 

Mi scusi presidente, ma l'impressione che mi sta dicendo ora non la aveste anche allora? Certo che sì. Capimmo subito che stavano mentendo.

 

E allora perché non interveniste?

Non era nei miei poteri. Non era compito del ministro dell'Interno fare indagini. In un altro paese avrebbero chiuso Prodi in una stanza sigillata fino a quando non sputava il nome dell'informatore.

 

Eleonora Moro la accusò di aver detto che non esisteva una via Gradoli, in un incontro avvenuto in casa Moro.

Eleonora Moro ha mentito. Chiesi un confronto e la richiesta fu rigettata. Mi spiegarono che se fosse stata accolta, poi avrebbero dovuto arrestare la signora Moro per falsa testimonianza, perché c'erano i registri di chi entrava e usciva da casa Moro e io nel giorno indicato dalla signora non c'ero stato.

 

Nell'intervista di ieri Paolo Guzzanti afferma che dietro il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro c'erano i servizi sovietici. Nella vulgata complottarda corrente, invece, Moro è vittima della Cia. Chi ha ragione?

L'uccisione di Moro è stata decisa dalle Brigate Rosse italiane, che non erano eterodirette. Gli americani non è che non si fidassero di Moro. Non si fidavano dell'Italia. E che Gladio l'ho costituita io? Io ho le mani sporche di Gladio, ma l'hanno costituita gli americani con l'aiuto di Taviani e di Moro. E anche il Partito comunista aveva i suoi rapporti con la Cia. Nel mio viaggio del 1980 da presidente del Consiglio negli Stati Uniti, nel mio aereo c'era una delegazione riservata del Pci che si incontrò con una delegazione costituita da agenti della Cia a New York, nel bel ristorante di un mio amico italoamericano.

 

Torniamo a Prodi. Le va di rivolgergli un appello per raccontare finalmente la verità su quei fatti del 1978?

Se fossi l'avvocato di Prodi gli consiglierei di continuare a mentire. L'ha fatto per 27 anni. E poi, non è neanche una menzogna, Torquato Aceto nel suo caso parlarebbe di "dissimulazione onesta". Poi, intanto, tra poco diventa premier e magari si fa anche una bella legge ad personam e sistema tutto.

 

Presidente Cossiga, un'ultima domanda: ma perché lei tutto questo non l'ha mai detto?

Che domande? Perché nessun giornalista me l'ha mai chiesto prima.



 

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